
Per la prima volta in 15 anni, Stati Uniti e Giappone hanno confermato un intervento congiunto e coordinato sul mercato valutario per sostenere lo yen, crollato la settimana scorsa al livello più debole contro il dollaro da quasi quarant’anni (163,73 giovedì, prima di risalire a 157,57 venerdì). Il Tesoro USA, guidato da Scott Bessent, e il Ministero delle Finanze giapponese hanno agito insieme venerdì scorso, e hanno segnalato la disponibilità a intervenire ancora se necessario.
L’operazione ha avuto ripercussioni immediate anche sui Treasury: il Giappone, primo detentore estero di debito USA con oltre mille miliardi di dollari in portafoglio, avrebbe venduto una parte delle proprie posizioni per finanziare gli acquisti di yen, spingendo al rialzo i rendimenti proprio mentre i mercati ricalibravano le probabilità di un rialzo dei tassi Fed. Il decennale USA ha toccato venerdì un massimo di 18 mesi al 4,736%, e il trentennale è arrivato al 5,253%, ai livelli più alti dal 2007.
Nella sezione riservata: il retroscena dell’intervento secondo Barron’s e Bessent, cosa dicono Reuters, CNBC, Bloomberg e Al Jazeera sulle motivazioni di Washington, la voce fuori dal coro di Robin Brooks (Brookings Institution) e le nostre considerazioni su valuta, tassi e portafoglio.
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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu