20/10/26 Bloomberg: Pernod Ricard debutta con un bond ibrido mentre lo spread francese torna a 150

Pernod Ricard bond ibrido debutto e tender offer

Fonte: Bloomberg (Ronan Martin, 20/10/26) — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (Zonebourse/Option Finance, BFM Bourse, ABC Bourse, Addleshaw Goddard, FinanzaOnline)

Pernod Ricard, il gruppo francese di Absolut, Jameson, Beefeater e Havana Club, prepara la sua prima emissione di obbligazioni ibride: un’emissione benchmark in euro, in due tranche perpetue richiamabili per la prima volta dopo 5,25 e dopo 8 anni. In parallelo lancia un’offerta di riacquisto (tender offer) con tetto su sette obbligazioni senior in euro, per un totale in circolazione di 4,7 miliardi di euro e scadenze comprese tra settembre 2027 e novembre 2032.

Il contesto spiega la mossa. Il rapporto debito netto/EBITDA è salito a 3,7 volte dopo un esercizio 2025-26 chiuso con ricavi in calo del 14,2% a 9,4 miliardi e utile netto in calo del 26%, schiacciato da Stati Uniti e Cina. Moody’s (Baa1) e S&P (BBB+) hanno entrambe l’outlook negativo, cioè un passo dal declassamento. Per gli ibridi sono attesi rating Baa3 e BBB-, l’ultimo gradino dell’investment grade. Le agenzie li conteggiano in parte come capitale, quindi alleggeriscono la leva “di rating” senza diluire gli azionisti.

Pernod non è sola. A fine settembre Rémy Cointreau ha collocato il suo primo ibrido da 250 milioni al 6,75%. Il mercato degli ibridi in dollari, euro e sterline ha già superato quest’anno il record annuo di 96 miliardi di dollari. Il premio pagato rispetto al debito senior, però, è ai minimi storici: circa 61 punti base, contro una media di lungo periodo superiore a 120.

Sullo sfondo c’è la Francia. Martedì 20 ottobre lo spread OAT-Bund a 10 anni è tornato a 150 punti base, dopo un picco di 159 a inizio mese, in un clima di proteste sul costo della vita. Il mercato francese pesa poco sulle vendite di Pernod (circa il 5% nel 2024), ma l’emissione arriva in un momento delicato per tutta la carta francese.

La notizia in sintesi

Secondo una fonte vicina all’operazione citata da Bloomberg, Pernod Ricard sta incontrando gli investitori per un ibrido in euro di dimensione benchmark, diviso in due tranche perpetue con prima data di rimborso anticipato a 5,25 e a 8 anni. Il gruppo ha annunciato nello stesso momento un’offerta di riacquisto con tetto massimo su sette bond senior in euro (4,7 miliardi in circolazione, scadenze 2027-2032). Secondo la stampa, l’obiettivo è gestire le scadenze in arrivo mentre i rating sono sotto osservazione negativa. Coordinatori globali sono Citigroup, ING, Natixis e Société Générale; Barclays, BNP Paribas, Crédit Agricole CIB e HSBC agiscono come bookrunner.

Il tetto all’offerta significa che non tutti i titoli presentati verranno necessariamente riacquistati: l’operazione sostituisce solo una parte del debito senior con debito subordinato perpetuo. Cedole e importi definitivi degli ibridi non sono ancora noti.

Cos’è un ibrido e perché conviene a chi lo emette

Un’obbligazione ibrida corporate sta a metà strada tra debito e capitale:

  • Perpetua: non ha una scadenza; l’emittente ha la facoltà, non l’obbligo, di rimborsarla alle date di call.
  • Profondamente subordinata: in caso di insolvenza viene rimborsata dopo tutti i creditori senior, appena prima degli azionisti.
  • Cedola differibile: di norma l’emittente può rinviare il pagamento delle cedole, alle condizioni previste dal regolamento.
  • Reset: se il titolo non viene richiamato, la cedola viene ricalcolata in base a un tasso di riferimento più uno spread, con eventuali step-up previsti dalla documentazione.

Per l’emittente il vantaggio è il trattamento parziale come capitale. Rémy Cointreau, per esempio, ha ottenuto da Moody’s un riconoscimento in fondi propri del 50% e, secondo i principi contabili attuali, contabilizza l’intero importo nel patrimonio netto. In pratica migliora la leva misurata dalle agenzie senza emettere nuove azioni. Il prezzo è un costo più alto del debito senior, ma oggi quel sovrapprezzo è insolitamente basso: circa 61 punti base secondo gli indici ICE, la metà della media storica.

La struttura scelta da Pernod (non-call a 5,25 e 8 anni) ricalca quella dell’emissione Stellantis di marzo 2026. Le tranche in euro di Stellantis pagano rispettivamente il 6,25% e il 6,875% fino alla prima data di reset.

I conti di Pernod: perché la leva preoccupa

Esercizio 2025-26 (chiuso a giugno) Dato
Ricavi 9.404 mln € (-14,2% pubblicato)
Risultato operativo corrente 2.423 mln € (-17,9%; -5,2% organico)
Utile netto di gruppo 1.203 mln € (-26%)
Stati Uniti -14% a perimetro comparabile
India +7%
Debito netto/EBITDA 3,7x (obiettivo: sotto 3x entro l’esercizio 2029)
Dividendo proposto 4,70 € (stabile), saldo di 2,35 € pagabile anche in azioni

Il calo dei dati pubblicati riflette anche l’effetto cambio (dollaro, rupia, lira turca) e la cessione di marchi. Per l’esercizio in corso il gruppo prevede ricavi organici sostanzialmente stabili e ha riportato la crescita di medio termine verso il basso della forchetta del 3-6%. Il titolo era già stato il peggiore del CAC 40 nel 2025, con un calo di circa un terzo.

Gli strumenti messi in campo per difendere il rating sono ormai diversi: un programma di efficienze da 1 miliardo, investimenti strategici ridotti, il dividendo pagabile in azioni (che trattiene cassa) e ora l’ibrido. Già ad agosto la vicedirettrice finanziaria Mauve Croizat aveva indicato il debito tra le sue priorità.

Il fattore Francia

Il legame diretto tra Pernod e il debito sovrano francese è limitato: la Francia pesava circa il 5% delle vendite nel 2024, l’Europa nel suo insieme circa il 30%. Il problema è il clima. Con lo spread OAT-Bund a 150 punti base, vicino ai massimi del mese, i titoli degli emittenti francesi tendono a scontare un premio di rischio “di sistema”. Collocare ora, finché la domanda di ibridi è forte e il premio rispetto al senior è compresso, si può leggere come una scelta di tempismo, anche se la società non ha rilasciato dichiarazioni in tal senso.

Il punto di vista del risparmiatore italiano

  • Accessibilità: gli ibridi corporate sono collocati presso investitori istituzionali, spesso con tagli minimi elevati e quotazione su mercati esteri (l’ibrido Rémy Cointreau è negoziato sull’Euro MTF di Lussemburgo). La possibilità di acquistarli dipende dal broker, dalla disponibilità di un KID e dalla classificazione del cliente.
  • Cambio: l’emissione è in euro, quindi non c’è rischio valutario.
  • Fisco: le cedole delle obbligazioni corporate sono tassate al 26%, non al 12,5% dei titoli di Stato. Le eventuali plusvalenze sono “redditi diversi” e si possono compensare con minusvalenze pregresse.
  • Rischi specifici: rischio di estensione (la call non è un obbligo e il titolo può restare in circolazione per anni), cedole differibili, subordinazione e un rating al limite dell’investment grade.
  • Alternative domestiche: anche emittenti italiani come Eni ed Enel ricorrono regolarmente agli ibridi, con caratteristiche analoghe e gli stessi limiti di accesso per il retail. Esistono inoltre fondi specializzati sugli ibridi corporate, da valutare per costi e domicilio.
  • Azioni: il titolo Pernod (RI) è quotato a Parigi in euro ed è accessibile dai broker italiani. Sui dividendi grava la doppia imposizione (ritenuta francese più imposta italiana), in parte recuperabile secondo la convenzione Italia-Francia. Sugli acquisti si applica la tassa francese sulle transazioni finanziarie.

Note dell’A.I. (Claude)

Il gradino che manca. Gli ibridi sono attesi a Baa3/BBB-, due gradini sotto il rating senior. Nella prassi delle agenzie il distacco tra senior e ibrido tende a restare fisso. Se l’outlook negativo si traducesse in un downgrade del senior a Baa2/BBB, gli ibridi scivolerebbero con buona probabilità in area high yield, con effetti sul prezzo e sulla platea di investitori autorizzati a detenerli.

Il sovrapprezzo compresso vale in entrambe le direzioni. Uno spread ibrido/senior di 61 punti base, la metà della media storica, è un affare per l’emittente. Per chi compra significa essere pagati poco per subordinazione, perpetuità e rischio di estensione. In passato volumi record e premi ai minimi hanno accompagnato le fasi mature del ciclo del credito, anche se non permettono di prevedere quando il quadro cambierà.

Attenzione alle correlazioni facili. Secondo Bloomberg, il rialzo del 4,9% del titolo nella mattinata di martedì è legato ai conti migliori del previsto della divisione alcolici di LVMH, che ha trascinato anche Diageo, non all’annuncio dell’ibrido. Allo stesso modo, il nesso tra l’operazione e lo spread francese è di contesto, non di causa.

Il nodo resta la domanda. Ibridi, riacquisti e dividendi in azioni comprano tempo, ma l’obiettivo di leva sotto 3x entro il 2029 dipende dalla ripresa di Stati Uniti e Cina. L’India cresce, ma da sola non basta a compensare.

Considerazioni

A distanza di poche settimane, due grandi nomi francesi degli spiriti, Rémy Cointreau e ora Pernod Ricard, ricorrono alla forma di debito più costosa per difendere il proprio rating. Non è un segnale di emergenza, ma indica che il settore non vede una ripresa rapida dei volumi. Il fenomeno si collega a quanto abbiamo raccontato nel filone sul vino, dove i consumi in calo e il disinteresse delle nuove generazioni stanno riempiendo le cantine: Il vino degli altri e Il vino degli altri 2. Gli spiriti non sono immuni dalla stessa tendenza.

Sul fronte obbligazionario la domanda da porsi è semplice: chi viene pagato adeguatamente? Oggi un investitore istituzionale accetta circa 60 punti base in più per rinunciare a una scadenza, accettare cedole differibili e mettersi in coda ai creditori senior di un emittente con l’outlook negativo. A mio giudizio è un prezzo che dice più sull’abbondanza di liquidità in cerca di rendimento che sulla qualità del credito.

L’autore non detiene posizioni sui titoli citati in questo articolo.

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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