18/09/26 Barron’s: Buffett lascia la presidenza di Berkshire, il tramonto con l’onore delle armi

Warren Buffett lascia la presidenza di Berkshire Hathaway

Fonte: Barron’s (Adam Clark, 18/09/26) — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (CNBC, Associated Press/NPR, The National, Bloomberg)

Venerdì 18 settembre 2026 Warren Buffett ha lasciato la presidenza di Berkshire Hathaway con effetto immediato. Al suo posto arriva il figlio Howard Buffett, consigliere del gruppo dal 1993. L’Oracolo di Omaha, 96 anni, diventa presidente emerito e resta nel consiglio di amministrazione. Il passo arriva poco più di nove mesi dopo che aveva lasciato a Greg Abel la carica di amministratore delegato. Si chiude così una stagione iniziata nel 1965, quando Buffett prese il controllo di un’azienda tessile in difficoltà, e proseguita dal 1970 con la presidenza.

I ruoli li ha fissati lui stesso nella lettera agli azionisti: Abel guida l’azienda, Howard ne custodirà cultura e valori. Per spiegare il ruolo del figlio ha scelto un’immagine da assicuratore: una polizza che gli azionisti possiedono sperando di non doverla mai riscuotere. Ha chiuso con una frase destinata a restare: il Tempo, alla fine, vince sempre.

Ecco i numeri del congedo. Buffett detiene ancora circa il 13% di Berkshire, una quota che vale oltre 140 miliardi di dollari e che intende donare per intero entro il 2034. Oggi quella quota gli dà circa il 30% dei diritti di voto. La cassa del gruppo era di circa 365 miliardi al 30 giugno, in calo dai 380 di fine marzo, e sotto Abel sono ripartiti i riacquisti di azioni. Il titolo, invece, da inizio anno resta dietro l’S&P 500. Nel pre-mercato di venerdì le azioni B cedevano circa il 2% (dato Barron’s delle 6:54 ora di New York).

Non è un addio: Buffett resta azionista, consigliere e punto di riferimento. È però l’ultimo atto formale di una successione che questo blog segue da anni. Ed è il momento giusto per rendere l’onore delle armi a chi ha insegnato a generazioni di investitori che la pazienza è una strategia.

Viale del tramonto, ma senza Norma Desmond

In Viale del tramonto di Billy Wilder la diva del muto Norma Desmond non accetta di uscire di scena. Si aggrappa ai riflettori fino all’ultimo fotogramma. Warren Buffett ha fatto l’esatto contrario. Si è tolto di scena in tre tempi: l’annuncio a sorpresa all’assemblea di Omaha del maggio 2025, il passaggio della carica di CEO a Greg Abel alla fine dello stesso anno e ora la presidenza. E lo ha fatto quando l’azienda, parole sue, è «in mani eccellenti». Non ha chiesto il primo piano: lo ha ceduto.

La cronaca

L’annuncio è arrivato venerdì con due documenti: una lettera agli azionisti firmata da Buffett e un comunicato della società. Buffett diventa presidente emerito con effetto immediato e resta consigliere di amministrazione. Il figlio Howard è stato eletto presidente, come previsto da un piano di successione definito da tempo. Susan Decker, in consiglio dal 2007, resta consigliere indipendente di riferimento (lead independent director).

Buffett ha spiegato che il momento era giusto perché Abel prende da tempo le decisioni che contano. E, aggiunge, ha superato aspettative che erano altissime fin dall’inizio. Abel ha risposto definendo l’impatto di Buffett su Berkshire e sui suoi azionisti senza paragoni nella storia dell’impresa americana. Ha aggiunto che la cultura costruita da Buffett resterà al centro del gruppo, con Howard come suo custode.

L’ultima lettera da presidente

Anche il congedo porta lo stile di sempre. Poche frasi, niente enfasi, e una metafora presa dal mestiere che ha reso grande Berkshire, l’assicurazione. Servire come presidente, scrive Buffett, è stato «il privilegio di una vita», e la fiducia degli azionisti non l’ha mai data per scontata. Poi la frase che i giornali di tutto il mondo hanno messo nel titolo: Father Time always wins, il Tempo vince sempre. Buffett aggiunge che il Tempo con lui è stato generoso. Gli ha concesso di vedere Berkshire arrivare a un punto in cui si dice più fiducioso che mai sul futuro.

Poi la divisione dei ruoli: Greg guida l’azienda, Howard custodisce cultura e valori, «entrambi più preziosi di qualsiasi voce del nostro bilancio». Infine la polizza: pensate a Howard come a una polizza che gli azionisti possiedono e che sperano di non dover mai riscuotere. Detto da chi ha costruito un impero sul float assicurativo, non è una battuta. È una definizione precisa del ruolo. Il nuovo presidente non è lì per allocare capitale. È lì per intervenire se un giorno la macchina dovesse deviare dalla sua strada.

Chi è Howard Buffett

Howard Graham Buffett, primogenito maschio di Warren, siede nel consiglio di Berkshire dal 1993. Dal 1999 guida la Howard G. Buffett Foundation, attiva soprattutto su sicurezza alimentare, agricoltura e aree di conflitto. Non è un gestore di portafogli né un manager industriale, e la presidenza che assume non è esecutiva. È un ruolo di presidio, disegnato dal padre molti anni fa proprio per questa fase.

I numeri del congedo

Voce Dato
Rendimento composto annuo dal 1965 (fonte CNBC) 19,7%, circa il doppio dell’S&P 500
Quota economica di Buffett circa 13%, oltre 140 miliardi di dollari
Diritti di voto di Buffett circa 30%
Liquidità del gruppo circa 365 mld $ al 30/06/26 (circa 380 al 31/03/26)
Riacquisti di azioni proprie nel 2° trimestre 2026 4,5 mld $
Azioni A, chiusura del 17/09/26 763.936 $ (+1,2% da inizio anno, sotto l’S&P 500)
Azioni B, pre-mercato del 18/09/26 (Barron’s, ore 6:54 EDT) circa −2%

Note dell’A.I. (Claude)

Il vero passaggio è il 2034, non oggi. Buffett conserva circa il 30% dei voti, ma ha annunciato di voler donare tutte le sue azioni entro il 2034. Quando il pacchetto si sarà disperso, Berkshire diventerà per la prima volta una grande società quotata senza un azionista di controllo. Sarà quindi esposta, come tutte le altre, a fondi attivisti e a pressioni su dividendi, riacquisti e cessioni di rami d’azienda. Una chiave di lettura possibile è che la presidenza di Howard sia pensata proprio per quella fase. Resterebbe un presidio culturale dentro il consiglio quando i voti del padre non basteranno più a garantire la continuità.

Separazione dei ruoli. Con Abel amministratore delegato e Howard presidente, Berkshire tiene distinte le due cariche, come raccomandano le buone pratiche di governance. Resta una sfumatura dinastica: il presidente viene dalla famiglia fondatrice. Il mandato però è dichiaratamente non operativo, e Howard ha oltre trent’anni di consiglio alle spalle. Il mercato continuerà a giudicare Abel, non Howard.

La reazione del titolo. Il calo di circa il 2% nel pre-mercato va letto più come un riflesso simbolico che come un giudizio sui conti. Qualcosa di simile era già successo dopo l’annuncio del maggio 2025: le azioni B, allora sui massimi storici, avevano perso terreno nei mesi successivi. La sostanza sta altrove. La cassa scende e i riacquisti ripartono: dopo anni di attesa, sotto Abel il capitale ha ricominciato a muoversi.

Considerazioni

Ho cominciato a seguire il «dopo Buffett» molto prima che arrivasse. Il filo si può ripercorrere così. Prima Buffettologia: che fa, cosa non fa e cosa — forse — farà l’Oracolo di Omaha (il periodo dell’attesa). Poi Berkshire Hathaway sopravviverà al pensionamento del suo fondatore? (il passaggio di consegne). Quindi Berkshire Hathaway: la nuova vita sotto Abel, fino alla promozione con riserva di Abel un anno dopo. Oggi quel filo arriva alla sua ultima formalità.

Ad aprile mi chiedevo se la fedeltà del popolo di Omaha, quegli azionisti di lungo corso che grazie a lui si erano arricchiti, sarebbe sopravvissuta al cambio generazionale. La risposta di Buffett è arrivata oggi, e non riguarda i soci ma la cultura. L’ha affidata a un figlio, con un mandato scritto nero su bianco. Resta da vedere se basterà quando la maggioranza dei voti sarà nelle mani di fondazioni e fondi.

Dell’Oracolo resteranno le lettere, le battute e alcune intuizioni arrivate prima di tutti. Una su tutte è il Giappone, che su questo blog è diventato un dossier a sé. Resterà soprattutto una lezione: le emozioni vanno lasciate fuori dalla porta quando si investe. L’avevamo ricordata anche in Andare agli estremi. Chi ha passato quarant’anni in questo mestiere sa quanto sia raro vedere un protagonista uscire di scena da solo, con i conti in ordine e senza rancori. Il Tempo vince sempre. Ma a volte, come ha scritto lui, sa anche essere generoso. Onore delle armi.

L’autore non detiene posizioni sui titoli citati in questo articolo.

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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