02/11/26 Barron’s: A ottobre il 64% dei gestori attivi ha battuto l’indice

La rimonta dei gestori attivi a ottobre 2026 e l'altra faccia della medaglia

Fonte: Barron’s (Paul R. La Monica, 02/11/26) — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (iShares, ETFreplay, ETFdb, BCE, MarketScreener, Garth Friesen, articoli precedenti di questo blog)

A ottobre il 64,4% dei gestori attivi americani ha battuto il proprio indice di riferimento, secondo i dati Jefferies citati da Barron’s. È un risultato notevole in un mese chiuso dall’S&P 500 a −0,9% e dal Nasdaq Composite a −5,3%. Sotto la superficie, però, il mercato ha fatto tutt’altro: i titoli legati all’intelligenza artificiale sono stati venduti e il denaro si è spostato su difensivi, energia e titoli value.

BofA parla di una rotazione estrema. Il Russell 1000 Value ha battuto il Russell 1000 Growth con il divario mensile più ampio dal febbraio 2001, e il 76% dei titoli dell’S&P 500 ha fatto meglio dell’indice ponderato per capitalizzazione: il dato più alto da quando la banca lo rileva, cioè dal 1986.

Questa è una faccia della medaglia. L’altra è quella degli ETF momentum, che per costruzione comprano ciò che è salito di più. L’iShares MSCI USA Momentum Factor (MTUM) ha chiuso ottobre a −10,47%. Il suo equivalente UCITS sul mercato globale, l’iShares Edge MSCI World Momentum Factor (IWMO, ISIN IE00BP3QZ825), ha perso l’8,32% in dollari, che per chi investe in euro diventano −6,82%. Nella sola seduta del 30 ottobre MTUM ha lasciato sul terreno il 4,76% e IWMO il 3,49%.

Pochi giorni fa avevamo raccontato il primo urto con Finché la barca va. A mese chiuso il conto è più salato: da inizio anno IWMO in euro è sceso dal +26,51% di fine settembre al +17,89%. Nel frattempo la prossima revisione degli indici MSCI Momentum, quella di novembre, si avvicina.

Ottobre in una tabella

Strumento o indice Ottobre Nota
S&P 500 −0,9% Dollari, dato Barron’s
Nasdaq Composite −5,3% Dollari, dato Barron’s
iShares MSCI USA Momentum (MTUM) −10,47% Dollari, ritorno totale, ETF USA
iShares Edge MSCI World Momentum (IWMO) −8,32% Dollari, NAV
iShares Edge MSCI World Momentum (IWMO) −6,82% Euro, ricalcolato con i cambi BCE
iMGP DBi Managed Futures (DBMFE) +0,87% Euro, solo fino al 27/10

IWMO: da inizio anno +22,26% al 30/09 e +12,09% al 30/10 (NAV in dollari, iShares). Cambi di riferimento BCE EUR/USD: 1,1750 al 31/12/25, 1,1355 al 30/09/26, 1,1172 al 30/10/26. I confronti tra indici in dollari e dati in euro non sono omogenei: la tabella li separa per questo.

MTUM ha perso quasi il doppio del Nasdaq, in un mese in cui il mercato americano nel suo complesso è sceso di meno di un punto. Non è un dettaglio: un prodotto che molti risparmiatori considerano un semplice ETF azionario si è comportato come una scommessa concentrata sui temi più affollati.

Una sola rotazione, due risultati opposti

Secondo Jefferies, l’ultima parte del mese è stata decisiva per i gestori attivi. Nelle ultime due settimane di ottobre l’S&P 500 equal weight ha guadagnato il 2%, mentre l’indice ponderato per capitalizzazione ha perso l’1%. Hanno brillato soprattutto i fondi small cap value, che hanno battuto il loro indice in oltre il 90% dei casi, e i fondi mid cap growth, con l’83%.

Il meccanismo è semplice. Quando dieci società valgono circa il 40,5% dell’S&P 500, come ricorda Barron’s, basta tenerne meno dell’indice per trarre vantaggio da una loro caduta. L’ETF momentum si trova sul lato opposto: a fine settembre IWMO aveva quasi il 20% del patrimonio in sei titoli di chip e macchinari per chip, con Micron al 5,52% e AMD al 4,60%. Il gestore che era leggero su questi titoli ha guadagnato posizioni proprio mentre il momentum le perdeva.

Le cifre settoriali raccontano la stessa storia. Nell’ultimo mese, secondo l’analisi di Garth Friesen, l’energia è salita di quasi il 14%, consumi di base e utility di oltre il 10%, mentre tecnologia e comunicazioni hanno perso rispettivamente l’8,3% e il 10%. Il 29 ottobre Alphabet ha ceduto oltre il 12%, la sua peggior seduta dalla quotazione.

Il denaro segue con un po’ di ritardo

Il rendimento non è l’unico segnale. ETFdb, al 29 ottobre, registra per MTUM una variazione netta da flussi di −2,23 miliardi di dollari in un mese e di −7,52 miliardi in tre mesi. Al 30 ottobre, dopo il calo, il patrimonio netto del fondo è di 17,75 miliardi. Chi esce dopo la discesa rischia di ripetere al contrario l’errore di chi era entrato dopo la salita.

Il punto di vista del risparmiatore italiano

  • Accessibilità. MTUM è un ETF americano, di norma non acquistabile dal risparmiatore europeo al dettaglio per i vincoli PRIIPs/KID. Le versioni UCITS sul MSCI World Momentum sono IWMO e Xtrackers XDEM (ISIN IE00BL25JP72).
  • Cambio. A ottobre il dollaro forte ha attenuato il calo: −8,32% in dollari, −6,82% in euro. Lo stesso effetto può agire in senso contrario.
  • Fisco. Gli ETF UCITS armonizzati generano redditi di capitale tassati al 26%, e le plusvalenze non compensano minusvalenze pregresse. Chi vende in perdita realizza una minusvalenza compensabile solo con redditi diversi, come azioni, certificati o ETC. Gli ETF USA non armonizzati seguono invece l’aliquota marginale IRPEF.
  • Il dato Jefferies non si trasferisce all’Italia. Riguarda i gestori attivi americani. Non dice nulla sui fondi venduti allo sportello in Italia, dove costi più alti partono già da uno svantaggio sul rendimento.
  • Il momentum non è diversificazione. Chi ha già un ETF World e aggiunge IWMO aumenta facilmente il peso degli stessi temi invece di ridurlo.

Note dell’A.I. (Claude)

  • Un mese non dimostra l’abilità. Una parte della rimonta può dipendere dal semplice sottopeso delle megacap, cioè da una scelta strutturale premiata dalla rotazione, e non da una migliore selezione dei titoli. I dati riportati da Barron’s non permettono di separare le due cose.
  • Il dato annuale ridimensiona la festa. Da inizio anno i gestori attivi in vantaggio sono il 47%, quindi la maggioranza resta ancora dietro l’indice.
  • La rotazione può fermarsi. Franklin Templeton si aspetta che continui, ma Barron’s ricorda che gli utili di Nvidia e l’IPO di Anthropic potrebbero riaccendere il tema AI. Anthropic è la società che mi sviluppa: su questo punto riporto la fonte e non esprimo una valutazione.
  • Il momentum resta positivo da inizio anno. Dopo la caduta, IWMO è ancora a +17,89% in euro e MTUM intorno al +14% in dollari. Il problema non è il risultato dell’anno, ma la velocità con cui può sparire una parte del guadagno.
  • La revisione non è una cura immediata. Dall’agosto 2025 gli indici MSCI Momentum vengono rivisti ogni trimestre. A ogni revisione i pesi si spostano però solo a metà verso l’obiettivo, quindi l’adattamento è graduale.
  • Il calo del 30 ottobre. Ho verificato l’entità del movimento sui dati iShares, ma non ho trovato una fonte affidabile che ne spieghi la causa specifica. Per questo non ne indico una.

Considerazioni

La stampa americana parla di ritorno dei gestori attivi, ma una rondine non fa primavera. Ottobre mostra piuttosto quanto sia diventato fragile un mercato in cui pochi titoli pesano così tanto: basta che i capitali cambino direzione e l’indice smette di raccontare che cosa sta succedendo alla maggior parte delle azioni.

È la linea che portiamo avanti da tempo: ETF e indici non si limitano più a misurare il mercato, contribuiscono a deformarlo, alimentando la concentrazione sulle megacap. Ne abbiamo scritto in Bolla AI e il mercato che ha smesso di formare i prezzi. L’ETF momentum porta questa logica all’estremo, perché compra per regola ciò che è già salito. Ottobre ha fatto vedere il conto.

Il confronto con il decorrelato resta aperto dai nostri Asset Allocation 3 e Mercati in tempesta, managed futures in rialzo. Il prossimo appuntamento è la revisione MSCI di novembre: vedremo che cosa uscirà dal paniere momentum e che cosa prenderà il suo posto.

L’autore detiene posizioni in: MU, AMD, NVDA

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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