24/10/26 – Finché la barca va: gli ETF momentum, lo scoglio dei chip e il risparmiatore fai da te

Portafoglio fai da te con ETF Momentum? Ahi ahi ahi!

Fonte: factsheet e pagine prodotto iShares (IWMO e SWDA, dati NAV al 30/09 e al 22/10/26), cambi di riferimento BCE, Morningstar via Fidelity UK (portafoglio IWMO al 22/10/26), Zonebourse, Boursorama ed Easybourse (DBMFE, rilevazione 24/10/26), metodologia MSCI Momentum Indexes, KID iMGP — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (Reuters, CNN, Sharecast, TIKR, articoli precedenti di questo blog)

Orietta Berti lo cantava nel 1970: finché la barca va, lasciala andare. Per nove mesi gli ETF momentum sono stati la barca che andava meglio di tutte. Al 30 settembre, per un risparmiatore in euro, l’iShares Edge MSCI World Momentum Factor UCITS ETF (IWMO, ISIN IE00BP3QZ825) segnava +26,51% da inizio anno, oltre dieci punti in più del +15,64% dell’iShares Core MSCI World (SWDA). Poi, a metà ottobre, la barca ha incontrato uno scoglio.

Lo scoglio ha un nome preciso: i semiconduttori. Un dato d’inflazione americana più alto del previsto ha riacceso il timore di tassi in rialzo e quindi di un costo maggiore per finanziare gli investimenti nell’intelligenza artificiale, già carichi di debito. L’indice dei semiconduttori di Filadelfia ha perso circa il 15,7% in otto sedute consecutive, la serie negativa più lunga dall’ottobre 2008.

Il risultato in euro, dal 1° al 22 ottobre: IWMO −6,62%, MSCI World +1,23%. Il vantaggio del momentum sul World da inizio anno è sceso da quasi undici punti a uno soltanto. L’ETF decorrelato di cui abbiamo parlato più volte, il managed futures iMGP DBi (DBMFE), ha chiuso il mese finora in leggero rialzo e da inizio anno è intorno al +22%. A fine settembre inseguiva il momentum, oggi lo precede: in tre settimane i due si sono scambiati di posto.

Non è una sfortuna. È il modo in cui funziona la strategia. Un ETF momentum seleziona i titoli con il punteggio migliore sui rendimenti degli ultimi dodici e sei mesi, corretti per la volatilità, e li tiene di norma fino alla revisione successiva. A fine settembre questo significava avere quasi il 20% del fondo in sei titoli di chip e macchinari per chip, con Micron in testa a un peso circa quattro volte superiore a quello del World. Finché il vento soffia nella stessa direzione la strategia vola. Quando il vento gira, il timone si muove con molto ritardo.

Il confronto, in euro

Strumento Da inizio anno al 30/09 Da inizio anno, ultimo dato Dal 1° ottobre
iShares Edge MSCI World Momentum Factor (IWMO) +26,51% +18,14% (22/10) −6,62%
iShares Core MSCI World (SWDA) +15,64% +17,06% (22/10) +1,23%
iMGP DBi Managed Futures R EUR (DBMFE) circa +22% circa +22% (23/10) +0,42%

IWMO e SWDA: rendimenti NAV in dollari pubblicati da iShares, convertiti in euro con i cambi di riferimento BCE (1,1750 al 31/12/25, 1,1355 al 30/09/26, 1,1205 al 22/10/26). In dollari i rendimenti dal 1° ottobre sono −7,85% per IWMO e −0,11% per SWDA. La differenza è dovuta al rafforzamento del dollaro. Il cambio BCE è rilevato a metà giornata europea, mentre il NAV è calcolato alla chiusura americana, quindi il dato in euro è un’ottima approssimazione ma non un valore ufficiale. La seduta del 23/10 non è inclusa. DBMFE: classe in euro quotata su Euronext Paris, chiusura 132,95 € al 23/10/26. La variazione dal 1° ottobre è quella riportata da Zonebourse. Il rendimento da inizio anno varia a seconda della fonte, da +21,25% (Boursorama) a +22,51% (Zonebourse) a +23,32% (Easybourse), probabilmente per il diverso prezzo di riferimento di fine 2025.

Il dato che conta è nell’ultima colonna, ma quello che fa più male è nella prima. A fine settembre chi aveva scelto il momentum al posto del World era avanti di quasi undici punti. Tre settimane dopo è avanti di uno. Nove mesi di sovraperformance sono stati restituiti quasi per intero in quindici sedute. E il decorrelato, che a fine settembre era indietro di circa quattro punti rispetto al momentum, oggi è avanti di circa quattro.

Cosa c’era a bordo a inizio ottobre

Per capire perché la barca ha urtato lo scoglio basta guardare il carico. Ecco i primi dieci titoli dei due ETF secondo i factsheet iShares al 30 settembre 2026.

MSCI World Momentum (IWMO) Peso MSCI World (SWDA) Peso
Micron Technology 5,52% Nvidia 5,79%
AMD 4,60% Apple 5,39%
Intel 3,08% Microsoft 3,99%
ASML 2,69% Amazon 2,66%
Alphabet A 2,69% Alphabet A 2,23%
Johnson & Johnson 2,40% Meta Platforms 1,76%
ExxonMobil 2,27% Alphabet C 1,76%
Alphabet C 2,13% Broadcom 1,75%
Lam Research 2,01% Micron Technology 1,33%
Applied Materials 1,99% Tesla 1,12%
Totale primi 10 29,38% Totale primi 10 27,78%

A prima vista i due elenchi si somigliano: concentrazione simile, tecnologia in testa. Guardandoli meglio sono due barche diverse.

  • Il World è carico di megacap, il momentum di chip. Nei primi dieci di IWMO sei titoli (in grassetto) sono produttori di semiconduttori o di macchinari per farli, per un totale del 19,89% del fondo. Nel World i semiconduttori tra i primi dieci (Nvidia, Broadcom, Micron) pesano l’8,87%, e il resto è diluito su Apple, Microsoft, Amazon, Meta e Tesla.
  • Micron pesa quattro volte tanto. Primo titolo del momentum al 5,52% contro l’1,33% nel World. È il titolo che più di tutti ha cavalcato la corsa delle memorie per l’AI, quasi otto volte il prezzo in dodici mesi secondo i dati citati a giugno, ed è proprio per questo che il filtro momentum lo ha messo in cima. Nelle sedute dell’8, 12, 13, 14 e 16 ottobre ha perso ogni volta tra il 3,9% e il 5,6%.
  • AMD e Intel. Secondo e terzo titolo del fondo. Nel World Intel non compare neppure tra i primi dieci.
  • Il resto della barca non basta a bilanciare. ExxonMobil, Johnson & Johnson e le banche (circa 16% del fondo) hanno tenuto, ma non potevano compensare un comparto tecnologico che vale circa il 35% del portafoglio.

Al 22 ottobre il portafoglio è già cambiato senza che nessuno abbia toccato nulla: Micron è scesa al 4,83%, Intel al 2,38%, mentre ExxonMobil è salita al quarto posto con il 2,69% e Caterpillar è entrata tra i primi dieci. Non è il gestore che ha venduto: sono i prezzi che hanno ridotto il peso di ciò che scendeva.

Un timone che si muove di rado

Gli indici MSCI Momentum vengono rivisti due volte l’anno, con le revisioni di maggio e di novembre. Quella di novembre entra normalmente in vigore all’inizio di dicembre. In condizioni normali, quindi, la selezione in vigore oggi è quella di fine maggio: la fotografia dei titoli con il punteggio momentum più alto in quel momento. Allora i vincitori erano le memorie e le macchine per produrre chip, e il fondo li ha comprati vicino ai massimi della loro corsa.

La metodologia MSCI prevede anche ribilanciamenti straordinari, attivati da indicatori di volatilità del mercato verificati ogni mese. Un cambio prima di dicembre non è quindi impossibile, ma resta l’eccezione, non la regola.

Ecco il punto che il risparmiatore fai da te spesso non vede. L’ETF momentum non è un gestore che fiuta il cambio di vento: è una regola che guarda nello specchietto retrovisore. Compra ciò che è salito e di norma lo tiene fino alla revisione successiva. Quando il mercato ruota in modo brusco, come a metà ottobre dai chip verso i titoli difensivi e i servizi, la strategia resta sulla rotta vecchia per settimane. E alla revisione rischia di vendere proprio i titoli che nel frattempo sono scesi.

E il decorrelato?

Nello stesso periodo il managed futures di iMGP e DBi ha fatto quello per cui esiste: non ha seguito il crollo dei chip. Dal 1° al 23 ottobre DBMFE segna +0,42%. Il percorso però non è stato lineare. Nella settimana del crollo il fondo è salito fino a circa 137 € e nelle cinque sedute successive ha restituito quasi il 3%, chiudendo il 23 ottobre a 132,95 €. Chi lo ha comprato come assicurazione deve sapere che anche l’assicurazione oscilla.

C’è un dettaglio da non nascondere. In euro, a ottobre, il World (+1,23%) ha fatto meglio del decorrelato. Lo ha aiutato il rafforzamento del dollaro, che ha attutito il calo dei titoli tecnologici per chi investe in euro, e la sua diversificazione su megacap e settori diversi dai chip. Il decorrelato ha protetto molto bene rispetto al momentum, non rispetto all’indice globale.

Non è una prova definitiva e non lo presentiamo come tale. Ne abbiamo già scritto: nell’aprile 2025 dei dazi il managed futures perse più delle azioni. Tre settimane non fanno una strategia, in un senso come nell’altro. Ma questo episodio mostra in modo quasi didattico la differenza tra un prodotto che amplifica la direzione di un solo tema e uno che prova a ragionare su un altro piano.

Il punto di vista del risparmiatore italiano

  • Accessibilità. Tutti gli strumenti citati sono ETF UCITS armonizzati. IWMO e SWDA sono classi in dollari, ma si negoziano anche in euro su Borsa Italiana. Lo stesso vale per l’alternativa Xtrackers MSCI World Momentum (XDEM, ISIN IE00BL25JP72), che replica lo stesso indice. DBMFE (ISIN LU2951555403) è una classe in euro quotata su Euronext Paris.
  • Cambio. Comprare in euro non elimina il rischio dollaro: IWMO e SWDA hanno sottostanti in larga parte americani. Ottobre lo mostra bene: il dollaro si è rafforzato di circa l’1,3% sull’euro e ha trasformato il −0,11% in dollari del World in un +1,23% in euro. Nella direzione opposta il cambio può pesare altrettanto. DBMFE è denominato in euro ma non è coperto dal cambio: l’esposizione valutaria dipende dalle posizioni in futures e forward del fondo.
  • Fisco. Come ETF armonizzati generano redditi di capitale tassati al 26%: le plusvalenze non possono compensare minusvalenze pregresse, che sono redditi diversi. Al contrario, chi vende il momentum in perdita dopo la botta di ottobre realizza una minusvalenza che rientra tra i redditi diversi. Potrà compensarla entro il quarto anno successivo, ma solo con altri redditi diversi (azioni, certificati, ETC), non con guadagni su ETF.
  • Costi. IWMO e XDEM hanno un TER dello 0,25% contro lo 0,20% di SWDA. Per DBMFE la commissione di gestione è dello 0,55%, ma i costi correnti indicati nel KID salgono allo 0,75%. La decorrelazione si paga, quasi quattro volte il costo di un ETF azionario globale.

Note dell’A.I. (Claude)

  • Il momentum non è rotto. Su orizzonti lunghi il fattore momentum ha storicamente reso più del mercato, e anche oggi IWMO è ancora davanti al World da inizio anno. La letteratura accademica conosce però bene i “momentum crash”, ribassi rapidi e violenti proprio nelle fasi di inversione. Chi compra questo fattore compra anche questo rischio.
  • Tre settimane non fanno un verdetto. Se i chip rimbalzano prima della revisione, il momentum recupera con la stessa velocità con cui ha perso. Il 19 ottobre l’indice dei semiconduttori ha già interrotto la serie negativa.
  • Le fonti su DBMFE non concordano. Per il rendimento da inizio anno abbiamo trovato tre valori diversi, tra +21,25% e +23,32%. Il prezzo di chiusura, invece, coincide su tutte le fonti. Per un fondo con meno di due anni di storia e volumi contenuti, questo genere di discrepanza è frequente: il dato da usare è quello del factsheet dell’emittente a fine mese.
  • Conversione in euro. I rendimenti di IWMO e SWDA sono stati convertiti con i cambi di riferimento BCE, lo stesso metodo usato dai principali comparatori di ETF. Restano piccole differenze dovute all’orario del cambio rispetto al calcolo del NAV.
  • Concentrazione nascosta. Il nome “World” nel titolo dell’ETF momentum inganna: su 351 titoli, il 30% sta nei primi dieci e quasi un quinto in sei produttori di chip e di macchinari per chip. Chi ha già SWDA o un All-World e aggiunge IWMO “per diversificare” in realtà raddoppia la scommessa sugli stessi temi.

Considerazioni

Il portafoglio fai da te costruito sul fattore che ha corso di più è il classico esempio di barca che va finché va. Il risparmiatore guarda la classifica dei rendimenti a un anno, vede il momentum in testa e lo compra. Così facendo compra proprio nel momento in cui il fondo è più concentrato sui titoli più cari. È lo stesso meccanismo della strategia, replicato da chi la sceglie.

Questo episodio si collega alla linea che il blog porta avanti da tempo: gli indici e gli ETF non si limitano più a misurare il mercato, contribuiscono a formarlo, alimentando la concentrazione sui titoli già vincenti. Ne abbiamo scritto in Bolla AI e il mercato che ha smesso di formare i prezzi. Un ETF momentum porta questa logica all’estremo: è un indice che compra per regola ciò che è già salito.

Sul fronte decorrelato, il managed futures resta il filone aperto con Asset Allocation 3 e aggiornato a settembre in Mercati in tempesta, managed futures in rialzo. Il test vero arriverà con la revisione di novembre: vedremo che cosa venderà il momentum e che cosa comprerà al loro posto.

L’autore detiene posizioni in: MU, AMD, NVDA, AMZN, TSLA

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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu

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