Fonte: CNBC, Squawk Box — intervista a Ron Baron del 18 settembre 2026 — con approfondimenti e ricerca autonoma di Claude su fonti aggiuntive (trimestrale SpaceX Q2 2026, dati S3 Partners sullo short interest di SPCX, materiali IPO Goldman Sachs, consegne Tesla e BYD del primo trimestre 2026).
Continua da Ron Baron: SpaceX, Tesla e il futuro dell’AI nello spazio (11/08/26), dove avevamo seguito il suo intervento precedente.
Ron Baron è tornato a Squawk Box il 18 settembre e ha detto, in sostanza, che siamo appena all’inizio. Il fondatore di Baron Capital è stato uno dei primi grandi investitori istituzionali a entrare nelle società di Elon Musk, con SpaceX in portafoglio dal 2017, quando la società era privata e la parola “trilione” non compariva in nessun documento. Oggi i numeri che porta in televisione sono questi: dei 71 miliardi di dollari di profitti generati per i clienti dalla fondazione della sua società, 30 arrivano dalle aziende di Musk. In portafoglio ha circa 25 miliardi di dollari di azioni SpaceX e 5 miliardi di Tesla.
La tesi su Tesla è costruita sulla guida autonoma: secondo Baron l’adozione del Full Self-Driving sta crescendo a ritmi del 55% annuo, la quota di mercato elettrico globale continua a salire, e il momento per comprare il titolo è adesso. Optimus e le batterie restano per lui un’opzione gratuita, non il cuore della tesi.
Ma il pezzo forte riguarda SpaceX. Baron ricostruisce il crollo del costo di accesso all’orbita — dai circa 18.700 dollari al chilogrammo della NASA nel 2010 ai 2.700 dollari del Falcon 9 riutilizzabile, fino ai 100-150 dollari promessi da Starship — e ne trae la conseguenza: se portare massa in orbita costa quanto una spedizione via corriere, tutto quello che oggi sta a terra può salire. Da qui la previsione che ha fatto alzare più di un sopracciglio: ricavi Starlink dai circa 15 miliardi attuali a 1.000 miliardi di dollari in dieci anni, con una valutazione di SpaceX verso i 14-15 trilioni. Più i data center orbitali del progetto Star Mind, con i primi test attesi fra il 2027 e il 2028.
Sommario
- 1. Chi parla, e quanto ha in gioco
- 2. Tesla e la guida autonoma
- 3. SpaceX e la rete Starlink
- 4. I data center nello spazio (Star Mind)
- 5. Conclusione di Baron
- Note dell’A.I. (Claude) — la verifica dei numeri: il trilione di Starlink contro le proiezioni Goldman, la quota di mercato Tesla nel primo trimestre, il capex da 18,4 miliardi, il calendario già slittato di Star Mind
- Considerazioni — perché non sono d’accordo, com’è andata davvero l’estate degli short su Musk e a che prezzo sono entrato su SpaceX
1. Chi parla, e quanto ha in gioco
Baron apre con il curriculum. Entrato in SpaceX nel 2017, quando la società era ancora privata e l’accesso era riservato a pochi. Dei 71 miliardi di dollari di profitti prodotti per i clienti dalla nascita di Baron Capital, 30 vengono dalle due società di Musk. Oggi la casa detiene circa 25 miliardi in azioni SpaceX e 5 miliardi in Tesla.
È un numero da tenere presente per tutto il resto dell’intervista: dall’IPO di giugno quella posizione non è più una valutazione di carta concordata in un round privato, ma un valore che il Nasdaq ricalcola ogni giorno.
2. Tesla e la guida autonoma
L’aneddoto con cui Baron apre è personale: la sua Model S lo avrebbe portato da casa a un ristorante negli Hamptons in completa autonomia, fermandosi da sola per lasciar attraversare una mamma anatra con sei anatroccoli.
Sul merito, tre affermazioni:
- l’adozione del Full Self-Driving cresce a un ritmo del 55% annuo, e questo rende il titolo interessante adesso;
- nonostante le previsioni dei concorrenti, la quota di mercato elettrico di Tesla continua a salire a livello globale;
- i robot umanoidi (Optimus) e le batterie progrediscono, ma la tesi d’investimento resta fondata sull’auto e sulla tecnologia di guida autonoma.
3. SpaceX e la rete Starlink
La parte più solida dell’intervista è la ricostruzione del crollo del costo di lancio:
| Vettore / periodo | Costo per kg in orbita |
|---|---|
| NASA, 2010 | circa 18.700 $ |
| Falcon 9 riutilizzabile | circa 2.700 $ |
| Falcon Heavy | fino a 1.500 $ |
| Starship (prospettiva) | circa 100-150 $ |
Su Starlink, Baron prevede l’eliminazione di ogni zona d’ombra sul pianeta e il passaggio dai circa 10.000 satelliti previsti inizialmente fino a 100.000 in orbita. I ricavi, dai circa 15 miliardi attuali, arriverebbero a 1.000 miliardi di dollari in dieci anni, portando la valutazione di SpaceX verso i 14-15 trilioni.
Il moltiplicatore della domanda, nella sua lettura, sarà l’intelligenza artificiale agentica: agenti che lavorano ventiquattro ore su ventiquattro per privati e aziende consumano connettività in modo non paragonabile a un utente umano.
4. I data center nello spazio (Star Mind)
A terra, sostiene Baron, i data center chiedono territorio, energia e acqua, generano rumore e incontrano l’opposizione delle comunità locali. In orbita, l’energia solare è diretta e continua, e nel tempo costi di manutenzione e capitale scendono drasticamente. I primi test sono attesi fra il 2027 e il 2028.
5. Conclusione di Baron
Fiducia piena nella visione di Musk: trasporti, telecomunicazioni, energia e infrastruttura di calcolo per l’intelligenza artificiale continueranno a essere riscritti dalle sue società.
Note dell’A.I. (Claude)
Il trilione di Starlink va smontato. Starlink ha chiuso il 2025 a 11,4 miliardi di dollari di ricavi, in crescita del 48%, con margini EBITDA saliti dal 41% del 2023 a circa il 63%. Le stime per il 2026 indicano intorno ai 15,9 miliardi, con EBITDA rettificato vicino agli 11 miliardi. È un’attività eccellente. Ma la proiezione più generosa in circolazione — quella dei materiali Goldman Sachs preparati per l’IPO, cioè da parte di chi aveva interesse a collocare il titolo — si ferma a 144 miliardi di ricavi Starlink al 2030, dentro un totale SpaceX di oltre 474 miliardi. Baron ne promette mille: sette volte il caso toro di chi vendeva l’operazione, e una cifra dell’ordine di metà dell’intero fatturato mondiale delle telecomunicazioni.
C’è anche il sospetto di una sovrapposizione: il traguardo dei 1.000 miliardi che Musk ha indicato pubblicamente riguarda i ricavi totali di SpaceX al 2030, non il solo Starlink. Se Baron ha ripreso quel numero attribuendolo alla sola connettività, il conto cambia natura — perché il grosso, nelle proiezioni, dovrebbe arrivare dal calcolo orbitale, non dagli abbonamenti.
La quota di mercato di Tesla. Formalmente Baron ha ragione: nel primo trimestre 2026 Tesla ha consegnato 358.023 veicoli elettrici contro i 310.389 di BYD, riprendendosi il primato mondiale sul full electric dopo averlo perso nel 2025 (2,25 milioni di BYD contro 1,64 di Tesla). Ma il primato è arrivato per caduta dell’avversario: BYD ha perso il 25,5% su base annua per il nuovo regime fiscale cinese, che ha sostituito l’esenzione con un prelievo del 5% sull’acquisto. Tesla, nello stesso trimestre, ha prodotto 408.386 vetture consegnandone 358.023, con oltre 50.000 unità rimaste invendute, e quasi il 60% del volume globale è uscito da Giga Shanghai. “La quota continua a salire” è una frase vera che descrive male ciò che è successo.
Il capex che non compare nel racconto. La trimestrale del secondo trimestre — quella che avevamo commentato il 5 agosto — ha mostrato ricavi per 7,81 miliardi contro i 6,93 attesi, in crescita del 92%, e una perdita per azione di 9 centesimi contro i 26 previsti. Numeri migliori delle attese. Eppure il titolo è crollato, e il motivo è stato il capex: 18,4 miliardi nel solo trimestre, contro 10,1 del precedente, di cui 15,8 destinati all’infrastruttura AI. La tesi orbitale di Baron non è gratis: viene pagata trimestre dopo trimestre da chi detiene il titolo oggi.
Star Mind e il calendario. I test nel 2027-2028 indicati da Baron sono coerenti con lo slittamento che abbiamo documentato il 24 agosto, quando il progetto è stato rinviato al quarto trimestre 2027 — ma non con il calendario originale. È il secondo grande programma della casa, dopo Starship, a muoversi verso destra. Sul metodo vale la regola che seguiamo qui: quando una società sposta due volte lo stesso traguardo, la terza indicazione va presa come intenzione, non come data.
Il costo al chilogrammo, invece, regge. È la parte meno contestabile dell’intervista e resta il vero fossato competitivo: nessun concorrente ha replicato la cadenza di lancio e il riutilizzo dei vettori. Tutto il resto della tesi — Starlink, Star Mind, la fabbrica di chip — è una conseguenza economica di quel numero. Se scende davvero verso i 100-150 dollari, molte cose oggi assurde diventano aritmetica.
Un’ultima avvertenza tecnica. Il flottante di SPCX resta intorno al 4-5% del capitale, e il calendario degli sblocchi scorre fino a dicembre 2026. Su un titolo così, il prezzo di una singola giornata dice molto poco sul valore della società e moltissimo su quante azioni erano disponibili quella mattina.
Trasparenza: Anthropic, la società che sviluppa l’A.I. con cui questo blog è scritto, ha un accordo per l’uso della capacità di calcolo di SpaceX.
Considerazioni
Non sono d’accordo con Claude. E la mia prova non è un modello di valutazione: è che in SpaceX e in Tesla ci ho messo soldi miei.
Lo dico perché in questo mestiere la differenza fra un’opinione e una posizione è tutta lì. Claude fa il suo lavoro e lo fa bene: prende i numeri di Baron, li confronta con le proiezioni, trova che il trilione di Starlink è sette volte il caso toro di Goldman e lo scrive. Ha ragione sull’aritmetica. Ma l’aritmetica applicata a un’azienda che ha appena ridotto il costo di un chilogrammo in orbita da 18.700 a 2.700 dollari è lo stesso esercizio che nel 2012 diceva che Amazon era un libraio che non guadagnava, e nel 2018 che Tesla sarebbe fallita entro sei mesi. I conti tornavano. La conclusione era sbagliata.
Chi è andato corto contro Elon Musk, in quindici anni, ci ha rimesso le mutande. I ribassisti su Tesla hanno perso 2,89 miliardi nel 2019 e ne avevano già bruciati 8,31 nelle prime settimane del 2020, mentre il titolo diventava l’azione più shortata d’America. Identico copione su SpaceX quest’estate: lo short interest era salito fino al 34% del flottante — in valore assoluto la scommessa ribassista più grande dell’anno su una nuova quotazione, più grande di quella storica su Tesla — tutti in attesa che lo sblocco del 6 agosto travolgesse il titolo. Il 5 agosto SPCX toccava 108,27 dollari. Lo sblocco è arrivato, il crollo no: il titolo ha recuperato il 35-40% in poco più di una settimana e lo short interest è collassato all’11%. S3 Partners ha commentato che chi voleva vendere allo scoperto aveva ormai finito le munizioni.
Su SpaceX, però, non sono entrato subito. All’IPO sono rimasto a guardare, e ho guardato anche mentre il titolo scendeva da 225 a 108 dollari. Ho comprato nella ripresa, con un prezzo medio di carico a 127 dollari: sotto il prezzo di collocamento, sopra il minimo. Non ho preso il fondo e non me ne vanto: chi dice di prenderlo, di solito racconta.
Ma è proprio qui il punto che ribalta l’obiezione finale di Claude. Il flottante del 4%, che nelle Note viene indicato come fattore di rischio, per chi compra è stato il regalo: senza quella struttura non ci sarebbe stato nessun crollo del 50% in sette settimane su una società i cui ricavi, nello stesso trimestre, crescevano del 92%. La volatilità estrema è il prezzo del biglietto per chi è dentro, e la porta di servizio per chi vuole entrare. Chi vende allo scoperto deve avere ragione sul merito e sul momento; chi compra deve avere ragione solo sul merito, e poi aspettare.
Delle obiezioni di Claude ne prendo comunque due, perché sono serie. La prima: il capex. Diciotto miliardi in un trimestre, di cui quindici sull’infrastruttura AI, non sono un dettaglio contabile — sono il conto che paghiamo noi azionisti oggi per un’opzione che maturerà, se maturerà, fra anni. La seconda: i calendari. Star Mind è già slittato una volta, Starship più di una. Sul cosa Musk ha quasi sempre avuto ragione; sul quando quasi mai. Chi entra deve mettere in conto questo scarto, e non con i soldi che gli servono fra due anni.
Per chi volesse ricostruire il filo, i nostri passaggi precedenti:
- Ron Baron: SpaceX, Tesla e il futuro dell’AI nello spazio (11/08/26) — l’intervento precedente, con la fabbrica di chip e la vendita di capacità di calcolo
- SpaceX — la corsa all’IPO più grande della storia (09/06/26)
- SpaceX: cronache dal dopo-IPO (17/06/26) — il thread che segue la società da quotata
- SpaceX azione: a che prezzo conviene comprare dopo il crollo? (28/07/26) — dove avevamo mappato i livelli d’ingresso
- SpaceX, trimestrale Q2 2026: battuti i numeri, giù in Borsa (05/08/26)
- SpaceX rinvia i data center orbitali al Q4 2027 (24/08/26)
- SpaceX raddoppia il peso nel Nasdaq-100: la regola del flottante per tre (12/09/26)
- Ferragu su Tesla FSD e punto di inflessione (11/07/26)
- Tesla: robotaxi e Optimus procedono con cautela (ARK Invest) (29/07/26)
- Robot umanoidi: investire nel futuro — Thread 2 (01/06/26)
Conflitto di interesse (COI): L’autore detiene posizioni in: SpaceX (SPCX), Tesla (TSLA).
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Gianni & Claude (Anthropic) / filosofaresuimercati.eu